Chieti è fra le più antiche città d’Italia. Le sue origini storiche si confondono con la mitologia; una leggenda racconta che l’odierna Chieti fu fondata nel 1181 a.C. dall’eroe Achille, che la chiamò Teate in onore di sua madre. Anche se si tratta solo di una leggenda, l’eroe omerico è rappresentato nello stemma del Comune su un cavallo rampante, mentre regge una lancia e uno scudo su cui è raffigurata una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi, che rappresentano le quattro porte d’ingresso della Chieti medievale (Porta Sant’Anna, Porta Santa Maria, Porta Napoli e Porta Pescara). Altre leggende sulle origini di Chieti narrano che venne fondata dai Pelasgi in onore della ninfa Teti (in greco Thètis, Θετις).
Secondo lo scrittore Girolamo Nicolino la nascita di Chieti risale al 1181 a.C. Stando allo storico greco Strabone, la città fu fondata dagli Arcadi e inizialmente denominata Tegeate (in greco Θηγεατη).
Chieti è situata nella parte centro-orientale dell’Abruzzo, a 330 metri sul livello del mare, su un colle che divide le acque del bacino del fiume Aterno-Pescara (a nord) da quelle del fiume Alento (a sud).
La città gode di una favorevole posizione geografica, sia perché vicina alla riviera adriatica ed alle masse montuose della Majella e del Gran Sasso con i relativi ed immaginabili paesaggi (è detta “il terrazzo d’Abruzzo” e “la città aerea”), sia perché è servita dalle principali reti di trasporto del versante adriatico del Centro Italia.
La città è costituita da due nuclei principali, Chieti Alta e Chieti Scalo.
Chieti Alta è il nucleo più antico della città e comprende il centro storico che, situato sul colle, ospita numerosi resti ed edifici in vari stili che raccontano delle molte fasi storiche attraversate del capoluogo teatino.
Chieti Scalo è invece la parte nuova e maggiormente commerciale della città. Adagiata nella vallata a nord della collina ed estesa fino all’argine destro del fiume Aterno-Pescara, si è sviluppata seguendo prevalentemente il percorso dell’antica Via Tiburtina Valeria (che nel tratto urbano viene ridenominata e suddivisa in Via Aterno, Viale Abruzzo, Viale Benedetto Croce e Viale Unità d’Italia) e della ferrovia che l’attraversa. Proprio grazie al notevole sviluppo di questa parte della città negli ultimi decenni, ad oggi Chieti è bene integrata con tutti i comuni circostanti e fa parte della grande area metropolitana costiera centro-abruzzese, condivisa con Pescara, che raggiunge una popolazione totale di circa 450.000 abitanti. Chieti, soprattutto nella zona Scalo, è popolata anche da numerosi studenti universitari che frequentano il Campus dell’Università Gabriele d’Annunzio.

Teatro_Marrucino_Chieti
Chieti
Corso_Marrucino,_Chieti
PalazzoDeMajo
Esedra_della_Pescheria
Museo_archeologico_nazionale_d'Abruzzo_01

La via principale della città è il Corso Marrucino, che va da piazza Trento e Trieste (comunemente conosciuta anche come piazza Trinità), costeggia piazza Gian Battista Vico, attraversa piazza Gian Gabriele Valignani e termina su Via Arniense, nel cuore del centro storico del capoluogo teatino.

Il palazzo del Municipio si trova in piazza San Giustino (un tempo intitolata a Vittorio Emanuele II), mentre il palazzo della Provincia si trova lungo Corso Marrucino. Attualmente la sede municipale è situata su Corso Marrucino nei pressi di piazza Valignani, all’interno dell’ex sede della Banca d’Italia – chiusa nel 2009: la nuova sistemazione si è resa necessaria in seguito ai danni riportati dalla sede storica municipale, in piazza San Giustino, per il sisma aquilano del 6 aprile 2009.

Cattedrale di San Giustino

Pur nei rimaneggiamenti, la cattedrale continua a rispettare la pianta basilicale a tre navate divise da pilastri e denuncia le sue lontane ascendenze benedettine. Dotata di transetto non eccedente in pianta, di un presbiterio sopraelevato (sotto al quale si apre la cripta) e di tre absidi al termine delle navate, presenta due asimmetrie, con l’apertura nella navata sinistra della cappella del Sacramento e la prosecuzione della stessa navata sinistra in senso orizzontale, oltre la pianta della chiesa, con il secretariato. Nella parte destra invece si apre giusto in corrispondenza della controfacciata, una piccola nicchia che contiene la fonte battesimale.

Le navate laterali sono coperte a calotta (nella sola navata destra si aprono tre monofore), la centrale, ampia secondo la tipologia romanica il doppio delle laterali, è scandita da vigorosi pilastri quadrangolari a zoccolatura marmorea che sorreggono una volta a botte lunettata, decorata da episodi della vita della Vergine Maria e di San Giustino. Nel transetto sono ricavati due altari fastosamente decorati, mentre due cappelle si aprono nelle absidi. Sopra il transetto svetta l’imponente cupola circolare, all’interno della quale si trovano otto lucernari.

Il profondo presbiterio, che ospita il coro, lo scranno dell’arcivescovo (Chieti è sede metropolita), il monumentale altare maggiore, ed il piccolo ma raffinato altare postconciliare, sono coperti da una calotta semisferica, prima della quale si aprono altri due grandi finestroni che donano luce all’intera zona, quella absidale.

L’ingresso ai bracci laterali del transetto ed al presbiterio è consentito da due ordini diversi di scalinate; quella della navata centrale è costeggiata da una raffinata balaustra e s’interseca con le scalette che consentono viceversa la discesa nella cripta. Poco al di sopra della balaustra, sul primo ordine di pilastri, s’innalza un pulpito ligneo.

L’altare maggiore della cattedraledi San Giustino è un’imponente macchina marmorea dotata di alcuni completamenti lignei; una composizione abbastanza rigida ed imponente nel suo complesso, di lastre di marmo policromo, che al centro, tra due colonnine, lasciano spazio al prezioso paliotto, vero capolavoro di arte scultorea, e poco conosciuto anche dalla letteratura artistica tradizionale. In uno pura espressione del miglior barocco, ritorna il racconto già visto in uno degli ovali della navata centrale, “L’acclamazione di San Giustino a vescovo” da parte del popolo che lo convince ad accettare il bastone del comando. Il movimento delicato e sinuoso delle forme, capaci di rendere al meglio anche la natura e l’austerità del rifugio della Maiella, rappresenta la figura del santo, di grandissimo pregio nel viso stupito e timoroso, che si contrappone ad un piccolo ma tumultuoso gruppo: in pochi simboli sono trasmesse due ansie diverse: quelle di San Giustino, che rimane con una mano quasi aggrappato al suo libro e dunque al monachesimo ed alla vita contemplativa; quello della gente, che invece è impaziente di vederlo sullo scranno vescovile e di averlo alla propria guida. L’opera, voluta da Monsignor Brancia, è attribuito al grande maestro napoletano Giuseppe Sammartino. Tale paternità tuttavia non è unanimemente riconosciuta e non manca chi afferma possa appartenere a qualche seguace non meglio precisato.

La cripta odierna è un ambiente che riporta alla pura e spartana impostazione romanica, tipica di questi ambienti, destinati a sepolture e, nelle chiese medievali, spesso scevri d’ogni decorazione per accentuarne l’aspetto sacrale e di raccoglimento. L’ambiente in realtà era estremamente differente fino a pochi anni addietro e per averne un’idea, basta visitare l’adiacente cappella del monte dei morti, nella quale le modificazioni (o i “ripristini”, secondo la terminologia delle sopraintendenze del tempo) non sono avvenute. La cripta era dunque ornata fastosamente da stucchi e decorazioni pittoriche, in pieno stile barocco. Dal punto di vista architettonico, si tratta di una serie di navate irregolari, coperte da volte a crociera e rette da archi a tutto sesto o da archi acuti, poggianti su colonne e capitelli di diversa epoca e fattura. I lavori degli anni settanta hanno riportato alla luce anche alcuni antichi affreschi di incerta attribuzione. Quelli della cappella alla sinistra dell’altare maggiore (dedicata al SS.Sacramento) sono i più antichi ma di modesta fattura ed in stato precario di conservazione. Vi è raffigurato un Cristo deposto con dolenti ma soprattutto, di fronte, un gruppo di figure comprendenti anche San Giustino: si tratta della più antica immagine del protettore di Chieti, con tutta probabilità dei primi anni del quattrocento, di qualche decennio antecedente anche alla lastra murata vicino all’altare maggiore. Nella cappella di destra vi sono invece alcuni affreschi staccati e poi riportati su tavola. Rappresentano una “crocifissione” ed un “compianto sul Cristo morto” dell’ultimo quarto del XV secolo e sono state riferite entrambe al Maestro di Montereale, dopo che la crocifissione aveva recato per anni l’attribuzione ad Antonio Solario. Difficile datare con precisione l’ambiente, che comunque in questa conformazione dovrebbe esistere dal XII secolo (ma potrebbe aver coinciso con la chiesa preesistente) Scendendo dalla chiesa superiore, si può notare come la cripta sia maggiormente sviluppata, in senso longitudinale, rispetto al presbiterio: si divide infatti in un ampio ambiente destinato all’assemblea che prosegue “incuneandosi” sotto la navata centrale, ed un ambiente “sacro” composto dal presbiterio e dalle già citate cappelle, alle quali si devono aggiungere la sagrestia e due ulteriori appendici: la cappella del Monte dei morti, sul fianco sinistro della cripta e la tomba dei vescovi, che all’apposto situa il suo ingresso scendendo dalla navata destra, in prossimità della porta che permette l’ingresso in cripta direttamente dalla piazza (è luna delle poche cripte esistenti ad essere dotata di questo “privilegio”).

Villa Comunale

Nella villa fatta costruire dal Barone Frigerj e venduta nel 1864 al Comune di Chieti hanno trovato sede il Museo archeologico nazionale d’Abruzzo, nello stabile neoclassico, mentre l’enorme giardino è diventato il principale parco pubblico di Chieti, ricco di alberi secolari, fontane, terrazzamenti panoramici sulla città e verso il monte Majella.

Composta da più livelli terrazzati, la parte più a monte, vicino il museo, è composta da giardino all’italiana da un lato ed una piccola foresta dall’altro; nel terrazzamento intermedio giardino all’italiana ed una fontana monumentale, a valle le passeggiate tra il verde ed i laghetti illuminati, con camminamenti e ponti di pietra, ed una piccola penisola per mini spettacoli circondati dall’acqua. Al centro il piazzale Mazzini con la fontana monumentale e gli archetti con panchine che fanno mostra di fronte all’ingresso principale. Lungo il viale si trova il Monumento ai Caduti della Guerra 1915-18 realizzato dallo scultore Pietro Canonica ed inaugurato il 19 giugno 1924. La villa è adiacente ad altre due grandi zone verdi, recintate, l’area dell’ex ospedale militare e quella del Pontificio Seminario Regionale San Pio X. La Villa comunale di Chieti è stata insignita del riconoscimento di “Meraviglia Italiana” dal Forum Nazionale dei Giovani, partner della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della European Youth Forum e dell’Agenzia nazionale per i giovani.

Palazzi

Palazzo Fasoli

Situato in largo Gian Battista Vico, fu rimaneggiato negli anni trenta e conserva dell’antica struttura i balconi del piano nobile. Questi ultimi, dalle decorazioni in pietra come anche per il portale, sono caratterizzati dalle capricciose cimase in stile rococò che li sormontano. Il resto del prospetto è interamente intonacato nella tonalità del rosso pompeiano.

Palazzo della Banca d’Italia

La sua facciata curvilinea si affaccia su piazza Valignani, sul luogo in cui in passato era presente il palazzo gentilizio dell’omonima famiglia di Vacri. La sua edificazione fu imposta nel 1913 a causa del cedimento di un pilastro delle sottostanti cisterne sotterranee romane.

Palazzo della Direzione Generale della Nuova Cassa di Risparmio di Chieti

Dalla piccola facciata di gusto classico, fu progettato per accogliere una sede istituzionale in seguito all’unità d’Italia e presenta un finto pronao corinzio del XX secolo.

Palazzo della Camera di Commercio

Dapprima palazzetto delle Corporazioni, risale agli anni trenta ed è ispirato ai palazzi comunali del medioevo italiano, in particolare per la presenza di una torre al centro del propetto principale. Il progetto dell’architetto Camillo Guerra consisteva in un edificio eclettico, che attingeva dal rinascimento romano per quanto concerne le finestre del secondo piano, dall’abbazia di San Clemente a Casauria per il portico del pian terreno e dal palazzo della Santissima Annunziata di Sulmona per le finestre del primo piano. Caratteristici sono anche gli elementi decorativi che rimandano al regime fascista, come l’aquila imperiale poggiante su una testa di Mercurio, dio del commercio. Il cornicione è sorretto da beccatelli sotto il quale trovano collocazione ceramiche policrome sulle professioni praticate nella regione.

Palazzo OND

Esempio di architettura fascista, progettato anch’esso da Camillo Guerra, venne edificato come sede dell’Opera nazionale del dopolavoro e voleva celebrare il regime con i suoi lineamenti emblematici, grazie ai fasci che svettano in altezza dall’edificio. Conservò le sue funzioni originarie anche nel dopoguerra, ospitando per anni il cinema Enal, poi Gardencine, sale da biliardo, una scuola materna ed una palestra, prima di essere destinato a sede del museo di storia delle scienze biomediche dell’Università Gabriele D’Annunzio.

Palazzo Majo (o de’ Mayo)

Con la sua mole, l’edificio si impone su corso Marrucino. Il primo nucleo del complesso risale al XVI secolo. In seguito la famiglia di banchieri Costanzo condusse nel XVIII secolo una massiccia opera di rimaneggiamento. Con i marchesi Majo vi fu un grande restauro, nell’ultimo decennio del XVIII secolo, conferendo all’edificio un forte richiamo verso le ville napoletane di questo periodo. L’ultimo restauro, tra fine novecento e primi del duemila, è opera dell’ultima proprietaria, la Fondazione CariChieti, che ha destinato il palazzo, oltre che a propri uffici, a museo e centro culturale. Il fianco destro del palazzo è punteggiato da una lunga serie di finestre intervallate da lesene e dispiegate su due livelli, mentre sulla piazzetta Martiri per la libertà è presente un monumentale portale in pietra del Settecento, anche se la rosa in ferro battuto che sovrasta il portone e che reca il monogramma dei Majo è successiva. Il prospetto principale è preceduto da un cortile, sul cui cornicione sono disposti dei busti marmorei. Caratteristica peculiare del palazzo è l’altana con i tetti a pagoda, memore del gusto esotico settecentesco, così come singolare è l’anemometro a forma di cicogna posta sul tetto centrale.

Palazzo del Tribunale

Affacciata alla piazza principale della città, piazza San Giustino, il tribunale è stato storicamente situato vicino alla cattedrale e al municipio a simboleggiare i massimi poteri cittadini. Anticamente sede della Regia Udienza, a fine ottocento cambiò il suo aspetto architettonico e assunse le attuali connotazioni neo gotiche. Negli anni ottanta del XX secolo la struttura fu ampliata, a discapito della vicina porta a tre archi che dovette cedere il posto. Il portico del piano terra si interrompe al centro, dove il balcone centrale origina un avancorpo con arco a sesto acuto cinto da una balaustra lapidea.

Palazzo Toppi

Situato nel rione Trivigliano, è dominato da una torre trecentesca con merlatura, tra i pochi esempi di architettura medievale a Chieti e unico esempio rimasto di torre costruita per difendere un palazzo nobiliare, oltre a quella del palazzo arcivescovile. In seguito a un incendio subito a seguito dei tumulti cittadini del 1647, fu quasi completamente ricostruito agli albori del Settecento. Il palazzo si sviluppa su Porta Pescara e conserva un ampio portale a bugnato liscio, che conduce ad una scalinata monumentale. La facciata è stata ristrutturata nel XIX secolo per ospitare al piano terra locali commerciali. Il portale d’ingresso da via dei Tintori è l’unico elemento superstite della struttura rinascimentale antecedente il 1647. Le sue bugne sono tagliate a punta di diamante e ornate da incisioni con motivi floreali. Sulla volta ribassata dell’androne campeggia uno stemma dei baroni Toppi affrescato. Lo scalone è a doppia rampa, con colonne doriche e stucchi plastici monocromi del XVIII secolo.

Palazzo Martinetti Bianchi

Si affaccia su via de Lollis e fu eretto dai padri gesuiti. Con la soppressione della Compagnia di Gesù il palazzo passò prima alla famiglia Franchi, poi ai marchesi Martinetti Bianchi. L’accesso presenta un fornice estremamente alto, ed è il portale più ampio tra palazzi teatini. Può inoltre vantare delle monumentali ante in legno e una rosta sempre dello stesso materiale che reca il monogramma in rilievo dell’ultima famiglia possidente. La facciata è scandita da due ordini di balconi e finestre disposte in modo regolare. Nell’androne è presente una guardiola per il controllo dell’accesso, mentre il soffitto reca l’arma della famiglia, che come attesta il biscione visconteo era di origine lombarda. Attorno al cortile si articola su tre lati un porticato. L’appartamento di rappresentanza del palazzo, con decori tardo-settecenteschi, fu commissionato al pittore Giacinto Diano dai Franchi, nel 1796. Le scene che l’artista napoletano realizzò riguardano la mitologia e in particolare la favola di Psiche accolta da Giove nell’Olimpo. Attualmente ospita il museo d’arte Barbella.

Palazzo De Pasquale

Situato nel rione Trivigliano, fu la residenza dei conti Siciliani d’Alaneto. Venne costituito dall’accorpamento nel XVIII secolo di più edifici acquistati nel tempo. Le finestre possiedono semplici cornici in stucco nel primo piano, mentre le cornici delle finestre e balconi del secondo piano sono riccamente decorate. Gli ambienti entro cui sono contenute le rampe dello scalone sono coperti da volte a crociera a cupola emisferica, sostenute da colonne ioniche. Prima di essere destinato a uffici comunali e di aziende municipalizzate, è stato sede della facoltà di Farmacia dell’università di Chieti e Pescara.

Esedra della Pescheria

Con la sua forma a ventaglio, l’esedra della Pescheria ricorda un mercato di età classica. Gli ambienti destinati ai venditori di pesce e carne sono preceduti da un colonnato dorico. Il soprannome lu ricchiappe è dovuto al fatto che in passato in questa piazzetta aveva termine la corsa dei Barberi, un antico palio a cui prendevano parte cavalli senza fantino, che vi giungevano dopo aver percorso a galoppo, in salita, via padre Alessandro Valignani e via Arniense. (da ciò il locale proverbio dialettale “lu cavalle ‘bbone s’ ved’ a lu ricchiappe” in quanto lo spettatore del palio poteva identificare cavallo e/o proprietario vincenti solo conoscendo l’addetto al recupero dell’animale).

Palazzo De Sanctis-Ricciardone

Fu generato da un accorpamento nella seconda metà del XVIII secolo di più case precedenti e presenta una cappella annessa. L’appartamento nobile si snoda attorno ad una scalinata monumentale a doppia rampa con pianta ellittica e sovrastata da un cupolino e accoglie attualmente il Circolo degli Amici.

Palazzo Zambra

Con le sue linee barocche è frutto di una ristrutturazione del secondo Settecento operata dalla famiglia Zambra, mercanti provenienti della Lombardia. È caratterizzato da una bicromia rosso e gialla e da un portale in pietra a tutto sesto entro una cornice in stucco mistilinea ed è delimitato agli angoli da paraste arrotondate. La peculiarità del portale di questo palazzo, rispetto agli altri della città, è che insieme con la finestra e il balcone che lo sormontano costituiscono un unico corpo aggettante. Oggigiorno è sede della Sovrintendenza archeologica degli Abruzzi.

Palazzo Lepri

Posto a ridosso della chiesa della Santissima Trinità, era la villa suburbana degli omonimi marchesi, ma in origine la proprietà fu della famiglia Humani, a cui si deve l’erezione del vicino luogo di culto. Il principale elemento dell’edificio è l’alta terrazza che si affaccia lungo via Vernia, testimonianza della natura di questo palazzo come villa fuori città, mentre l’interno venne decorato nel XVIII secolo su commissione dei Monaco La Valletta, che riacquistarono la struttura dagli Humani. Gli affreschi del salone principale sarebbero riconducibili al pittore teatino del XIX secolo Raffaele Del Ponte.

Chieti sotterranea

La città di Chieti vanta, oltre ai numerosi resti dell’antica civiltà romana, un’intera città sotterranea che fu l’antica Theate, situata proprio sotto l’attuale centro storico. Per motivi non noti, le rovine non sono visitabili fatta eccezione per alcune rare occasioni (come ad esempio i Giochi del Mediterraneo del 2009) durante le quali è stato possibile visionarne solo una minima parte.

Musei

Museo archeologico nazionale d’Abruzzo espone il celebre “Guerriero di Capestrano”, la stele di Guardiagrele, il torso di Rapino, il cippo di Penna S. Andrea, l’Ercole Curino, il gigantesco Ercole seduto proveniente dal tempio di Alba Fucens, i dischi di Alfedena, la collezione numismatica.

Il Guerriero di Capestrano, conservato nel Museo archeologico nazionale d’Abruzzo di Chieti

Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo “La Civitella” espone i reperti relativi alla terra dei Marrucini, la dea di Rapino, i materiali che illustrano la storia dell’archeologia teatina, le fasi precedenti la strutturazione della città romana, materiali di Chieti del III – II sec. a.C. relativi ai due poli religiosi della città, l’acropoli con i suoi due frontoni policromi e il santuario centrale (i Tempietti), il cane Cerbero, un frammento di architrave con epigrafe del monumento funerario di Lusius Storax rappresentante i due momenti della giornata (investitura e combattimento) dei gladiatori.

Museo d’arte Costantino Barbella raccoglie statue e statuette in terracotta di Costantino Barbella, tavole e dipinti murali di grandi dimensioni attribuiti ad Antonio da Atri, ad Andrea Delitio, al Maestro di Offida, a Francesco da Montereale e al Maestro dei Polittici Crivelleschi, quadri di Michetti, di Palizzi, di Federico Spoltore, di Basilio Cascella, una collezione di quadri contemporanei di Mirò, di Mensa, di De Chirico, ceramica del cinquecento di Castelli firmate Orazio Pompei e Francesco Grue.

Museo di storia delle scienze biomediche, oltre a due dinosauri, espone una collezione di oltre 30 scheletri originali di scimmie della sezione di antropologia, mummie umane, calchi di fossili di “uomo”, crani, mandibole e denti, fossili originali di conchiglie giganti, uova giganti fossilizzati, una mostra di esiti fossilizzati di varie patologie su ossa e tessuti ecc. Questi ultimi due musei sono inseriti nella rete museale regionale.

Museo Palazzo de’ Mayo, della Fondazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti (proprietaria del museo), centro multiculturale, colleziona opere di Sughi, Galliani, Vernizzi, proseguendo con opere di artisti dell’Ottocento abruzzese e non solo, Michetti, Cascella, Celommi, Barbella, Fattori, Dalbono, Gioli ecc. Tra le quali spicca il monumentale, perché è grande, capolavoro, perché conosciutissimo, “La Figlia di Jorio” di Francesco Paolo Michetti, prima versione – olio – tramonto. e quindi di altri pittori ed anche scultori contemporanei internazionali quali Sassu, Cremonini, Modica, Bonichi, Guccione, Bergomi, Savinio, Bodini, Vangi, Calabria, Vespignani, Quetglas, Mensa, Carrol, Ortega ecc. Presente anche una collezione di argenti datati da fine seicento in poi provenienti da Inghilterra, Russia, Paesi Bassi, Francia, Austria, Italia, Germania e Danimarca. Nel Palazzo de’ Mayo sono presenti anche mostre temporanee, biblioteche tematiche nonché Istituti culturali su Manzoni e Padre Alessandro Valignano.

MALTO & CO.

Birre produzione propria, birre artigianali , beer shop , panini gourmet , degustazioni salumi e formaggi , prodotti tipici.

GRAN CAFFÈ VITTORIA

Specialità: colazione, pranzo, cena, bar e bevande

PIZZERIA DOPPIOZERO

Pizzeria

RISTORANTE NINO

Ristorante, Pizzeria, Cucina tipica

SPRECACE'

Vineria, birreria e cocktaileria

CUEVA BRIGANTE

Wine bar

TERRA MAJA

– Vini naturali e biologici
– Birre Artigianali
– Taglieri salumi e formaggi pregiati
– Cibo veg

3.2 HANDMADE FOOD

Braceria e Pizzeria

RISTORANTE PIZZERIA MANGIAFUOCO

Ristorante e Pizzeria

CAPSICUM

Ristorante e Cucina Tipica

CASINA DEI TIGLI

Ristorante, Pizzeria e Wine Bar

CHARTAGO

Wine bar e Birreria

GIO' DV

Abbigliamento e accessori uomo-donna

OTTICA LUCIANI

Ottica – Contattologia

VIETRO'

Abbigliamento uomo

VIETRO' G.

Abbigliamento donna

BABY GIO'

Abbigliamento e accessori per bimbo e bimba

LIBRERIA DE LUCA

Libreria, Testi Scolastici, Cancelleria, Libreria Tecnica professionale.

ARTEATE

Laboratorio artistico orafo.

LUIGI DI FONZO GIOIELLI

Gioielleria.

OTTICA SPINOZZI

Ottica e Contattologia.

CONCEZIO VALERIO VIDEOGRAFO

Videografo e Fotografo

EDIDESAN

OROGEMME

Negozio di gioielli e orologi

IL PANETTIERE

Pane, pizze, dolci, rustici, buffet con torte classiche o con pasta di zucchero

VILLA PERENICH

Bed & Breakfast

BEST WESTRN HOTEL PARCO PAGLIA

Hotel ****

NIDO ANTICO

Bed & Breakfast